Tra social, fake news e censura: Chiara Piotto ci racconta il mondo del giornalismo

 

Avete mai pensato di intraprendere una carriera nell’ambito della ricerca all’estero? Oramai in un mondo così globalizzato tutto sembra a portata di mano, ma molto spesso alcune delle civiltà più ricche si trovano in zone poco sicure che necessitano di particolare attenzione. Il professore Riccardo Redaelli ci parla della sua esperienza in Medio Oriente.

Fare buona informazione, mantenendo uno sguardo obiettivo sulla realtà, è un compito nobile nei confronti della comunità tutta e difficile allo stesso tempo. Sì, perché la ricerca del sensazionalismo e del click-bait sono sempre dietro l’angolo; e tuttavia non è nulla di nuovo. Con questa puntata Chiara Piotto ci ha condotto nel fantastico mondo del giornalismo.

 

Partiamo dalla nostra ospite: Chiara Piotto è giornalista di Sky TG24 e corrispondente italiana a Parigi. Il suo è stato un percorso piuttosto variegato e, data la sua esperienza nel campo, ci ha fornito molti spunti interessanti non solo riguardo la sua formazione e il suo percorso, ma anche per chi volesse intraprendere la stessa strada professionale. Oggigiorno per i giornalisti, specie quelli in erba, è fondamentale essere flessibili circa il medium attraverso cui comunicano – consigliando loro di sperimentare per acquisire più esperienza possibile – ed essere dinamici sui social. 

 

Questi ultimi infatti non sono più scissi dall’attività giornalistica bensì ne sono una parte integrante. Non ho potuto fare a meno di aprire questo vaso di Pandora, chiedendole se l’informazione trasmessa tramite i social non sia succube di logiche e algoritmi che sovrastano l’informazione di qualità favorendo, ad esempio, news più sintetiche pervase da click-bait.

 

In realtà, come mi ha fatto notare Chiara, questi elementi non sono affatto inediti nel giornalismo: si pensi alla televisione e alla ricerca continua dell’audience. Fare del sensazionalismo, semplificando gli argomenti e i concetti per renderli più intriganti e curiosi è una dinamica che esiste da sempre.

 

I social non sono una semplificazione che impoverisce l’informazione ma un’alternativa 

 

La differenza è che sui social la comunicazione è circolare, a differenza dei media tradizionali che si basano su una comunicazione monodirezionale. Significa che sui social non c’è un filtro tra il comunicatore e chi riceve quell’informazione perché tutti hanno, potenzialmente, una voce.

 

Io vi ho già spoilerato abbastanza di questa puntata: posso solo dirvi che, tra le altre domande a cui mi ha gentilmente risposto Chiara, una di queste è stata: “è giusto censurare chi divulga fake news?”. Con questa puntata speriamo di stimolare riflessioni e dibattiti costruttivi perché sono istanze che ci riguardano da molto vicino. 

 

Quindi, a luci spente ho capito che… 

Per non sopperire di fronte all’abbondanza di informazioni ambigue o del tutto false che circolano in rete è importante continuare ad affinare il proprio senso critico, cercando di non abbandonarci all’impulso di amplificarne la circolazione solo perché ci indignano. Informarsi è un allenamento costante che può solo arricchirci.